“LONTANO DA” O “VERSO” ???

Come riconoscere ciò che ci spinge a cambiare vita e scoprire la differenza tra bisogni, desideri e obiettivi autentici

Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo chiaramente che qualcosa deve cambiare. Magari ci svegliamo al mattino con quella sottile sensazione di insofferenza, oppure ci accorgiamo che una situazione, un’abitudine o una relazione hanno cominciato a starci strette. Non sempre sappiamo spiegare bene cosa stia succedendo ma una cosa ci appare chiarissima: così non vogliamo più andare avanti.

E allora cominciamo a immaginare cambiamenti. Un lavoro diverso, una relazione più appagante, una casa nuova, più tempo per noi, una vita meno complicata. A volte ci mettiamo persino in movimento con grande determinazione, convinti di sapere esattamente cosa desideriamo.

Ma siamo proprio sicuri?

Immagina di salire in macchina, accendere il navigatore e, quando la sua vocina gentile ti domanda dove vuoi andare, rispondere: «Lontano da qui».

«Certamente. Ma quale destinazione desideri raggiungere?»

«Non importa, basta che non sia qui. Niente traffico, niente confusione, niente problemi».

Il navigatore insiste, tu cominci a perdere la pazienza e alla fine, esasperato, gli dici: «Insomma, sei un navigatore o no? Una soluzione trovala tu!».

Ecco, se quel navigatore avesse un pizzico di ironia, probabilmente ti proporrebbe il deserto del Gobi. Pochissimo traffico, grande tranquillità e nessuna difficoltà di parcheggio.

Sorridiamo, ma quante volte facciamo esattamente questo con la nostra vita?

Sappiamo descrivere perfettamente ciò che non vogliamo più. Conosciamo ogni dettaglio delle situazioni che ci pesano, delle persone che ci fanno arrabbiare, delle abitudini che vorremmo abbandonare. Eppure, quando proviamo a domandarci cosa desideriamo davvero al loro posto, la risposta diventa improvvisamente meno chiara.

Lontano da o Verso: due modi diversi di trovare la motivazione

Nella Programmazione Neuro-Linguistica si parla di due orientamenti motivazionali: Lontano da e Verso. Sono due modi utili per osservare ciò che ci mette in movimento, non due etichette con cui definire le persone.

Quando ci muoviamo Lontano da, cerchiamo soprattutto di evitare, interrompere o modificare qualcosa che percepiamo come spiacevole. Vogliamo lasciare un lavoro perché siamo esausti, interrompere una situazione perché ci fa soffrire, cambiare abitudini perché non ci sentiamo più bene.

Quando ci muoviamo Verso, invece, la nostra attenzione è rivolta a qualcosa che desideriamo raggiungere o costruire. Vogliamo un lavoro nel quale esprimere la nostra creatività, una relazione fatta di complicità e reciprocità, una quotidianità nella quale ci siano spazio, serenità e tempo per ciò che amiamo.

Nessuno dei due orientamenti è sbagliato. Anzi, il Lontano da può essere un alleato prezioso: ci aiuta a riconoscere ciò che non funziona, a proteggerci e a trovare il coraggio di cambiare.

Il problema nasce quando sappiamo soltanto da cosa vogliamo allontanarci, senza aver ancora scelto dove desideriamo andare.

Perché possiamo correre velocissimo, cambiare strada mille volte e consumare tutte le nostre energie senza avvicinarci davvero alla vita che vorremmo.

Quando un desiderio è un Lontano da mascherato

Ed eccoci a una delle stranezze più interessanti del nostro modo di funzionare: qualche volta siamo convinti di muoverci verso un obiettivo, mentre in realtà stiamo cercando soprattutto di fuggire da qualcosa.

«Voglio cambiare lavoro», diciamo.

Sembra una direzione precisa. Ma se ci domandiamo perché, potremmo scoprire che desideriamo semplicemente allontanarci da un ambiente nel quale non ci sentiamo rispettati.

«Voglio trovare una persona con cui condividere la vita».

Bellissimo. Ma desideriamo davvero costruire una relazione oppure vogliamo soprattutto smettere di sentirci soli?

«Voglio avere successo».

E se, dietro quel desiderio, ci fosse ancora il bisogno di dimostrare a qualcuno che si sbagliava sul nostro conto?

Sono domande delicate, perché non servono a mettere in discussione la legittimità dei nostri obiettivi, ma a comprenderne le motivazioni.

A volte un desiderio autentico e un bisogno insoddisfatto convivono perfettamente. Possiamo desiderare una relazione e soffrire la solitudine, voler migliorare economicamente e avere bisogno di sicurezza. La questione non è scegliere quale motivazione sia giusta, ma riconoscere quanto ciascuna influenzi le nostre decisioni.

Perché quando il nostro unico obiettivo è allontanarci da una situazione dolorosa, rischiamo di accettare la prima alternativa disponibile.

E quel famoso «sempre meglio di niente», soprattutto nelle relazioni, qualche volta meriterebbe un bel cartello con scritto: Attenzione strada piena di dossi e senza uscita!

E se proprio ciò che non sopportiamo più ci stesse indicando una nuova strada?

Esiste però anche il movimento contrario, ed è quello che trovo particolarmente affascinante.

A volte il nostro desiderio comincia a manifestarsi attraverso un rifiuto.

«Non voglio più essere sempre disponibile per tutti».

Forse, dietro questa frase, sta nascendo il desiderio di avere tempo per noi e di vivere relazioni più reciproche.

«Non voglio più correre dalla mattina alla sera».

Forse stiamo cominciando a desiderare una vita nella quale ci sia spazio per respirare, ascoltarci e assaporare le piccole cose.

«Non voglio più sentirmi invisibile».

Forse qualcosa dentro di noi sta chiedendo di essere finalmente riconosciuto, rispettato e considerato.

In questi casi il disagio può diventare un messaggero. Non sempre gentile, a dire il vero. Qualche volta arriva con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, ma porta comunque un’informazione importante.

Ci sta dicendo che qualcosa merita attenzione.

E allora, invece di fermarci soltanto a ciò che vogliamo lasciare, possiamo domandarci: che cosa desidero trovare al suo posto?

Bisogno e desiderio: due voci che vale la pena ascoltare

Qui arriviamo a un passaggio che considero particolarmente prezioso.

Spesso utilizziamo le parole bisogno e desiderio come se fossero intercambiabili, ma osservandole più da vicino possiamo scoprire sfumature differenti.

Il bisogno ci parla di qualcosa che sentiamo necessario per il nostro equilibrio e benessere. Possiamo avere bisogno di sicurezza, riposo, appartenenza, autonomia, riconoscimento o vicinanza.

Il desiderio, invece, ci racconta ciò che vorremmo vivere, sperimentare, esprimere o costruire.

Il bisogno può alimentare il desiderio, e il desiderio può diventare una strada attraverso la quale soddisfare un bisogno. Ma non sempre la strada che immaginiamo è l’unica possibile e, neppure necessariamente la più adatta.

Immaginiamo di desiderare una relazione perché ci sentiamo soli. La solitudine può segnalarci un bisogno di contatto, vicinanza e appartenenza. Ma quale relazione desideriamo davvero? Una presenza qualsiasi, purché ci sia qualcuno, oppure un incontro nel quale sentirci liberi di essere ciò che siamo?

Oppure pensiamo al denaro. Desideriamo guadagnare di più perché vogliamo realizzare un progetto, viaggiare, creare qualcosa di nuovo? O perché abbiamo bisogno di maggiore sicurezza economica?

Entrambe le motivazioni sono comprensibili e possono convivere. Riconoscerle ci permette però di scegliere con più chiarezza.

Mi piace pensare che il bisogno ci chieda di ascoltare ciò che è importante per il nostro benessere, mentre il desiderio ci inviti a immaginare ciò che vorremmo far fiorire nella nostra vita.

E quando impariamo a dare spazio a entrambe queste voci, possiamo smettere di inseguire automaticamente ogni possibile soluzione e cominciare a scegliere con maggiore consapevolezza.

Le domande che aprono nuove porte

C’è una domanda che trovo particolarmente interessante e che vorrei invitarti a sperimentare:

«Se il bisogno che sto cercando di soddisfare fosse già appagato, desidererei ancora ciò che sto inseguendo?»

Non è un esame, né una prova per stabilire se il nostro desiderio sia vero oppure falso. È semplicemente un modo per conoscerci meglio.

Se desidero un riconoscimento professionale, per esempio, posso domandarmi se continuerei a volerlo anche sentendomi già pienamente consapevole del mio valore.

Forse sì, perché amo ciò che faccio e desidero crescere.

Forse no, perché quello che sto cercando è soprattutto la conferma di essere abbastanza.

Oppure potrei scoprire che entrambe le cose sono presenti.

A volte i nostri obiettivi somigliano a quelle scatole che ne contengono un’altra, poi un’altra ancora. Apriamo la prima convinti di aver trovato il regalo e invece scopriamo che c’è ancora qualcosa da esplorare.

E la cosa bella è che ogni domanda può avvicinarci un po’ di più a ciò che conta per noi.

Possiamo chiederci perché desideriamo qualcosa, quale bisogno speriamo di soddisfare, cosa vorremmo smettere di vivere e soprattutto che cosa ci piacerebbe trovare al suo posto.

Senza fretta e senza giudizio.

Perché conoscerci meglio non significa necessariamente cambiare tutti i nostri obiettivi. Significa imparare a riconoscere le ragioni per cui li abbiamo scelti.

La vita davanti a noi

Vorrei lasciarti con un’immagine.

Immagina una persona che per anni abbia desiderato uscire da una stanza nella quale non si sentiva più bene. Ogni giorno guarda la porta, immagina il momento in cui potrà aprirla e sogna di lasciarsi tutto alle spalle. Finalmente quel giorno arriva.

La porta si apre e davanti compaiono tante strade differenti. Una conduce verso il mare, un’altra attraversa un bosco, un’altra ancora porta in una città sconosciuta.

E quella persona, che aveva desiderato così intensamente uscire, rimane immobile sulla soglia.

Perché aveva preparato la partenza, ma non aveva ancora immaginato il viaggio.

Forse succede anche a noi, qualche volta. Dedichiamo così tante energie a cercare di cambiare ciò che non ci piace da dimenticare di domandarci che cosa vorremmo costruire.

Eppure, proprio quando impariamo ad ascoltare il nostro disagio, a riconoscere i bisogni che lo accompagnano e a dare un nome ai desideri che stanno nascendo, possiamo cominciare a vedere possibilità nuove. Non occorrono necessariamente grandi rivoluzioni. A volte basta una scelta piccola, un confine espresso con gentilezza, un tempo finalmente dedicato a ciò che amiamo.

Un passo che abbia una direzione.

E allora oggi vorrei lasciarti con tre domande da portare con te, magari durante una passeggiata, davanti a una tisana fumante o in uno di quei rari momenti in cui il mondo sembra concederci qualche minuto di silenzio.

Da che cosa sto cercando di allontanarmi? Quale bisogno sta chiedendo la mia attenzione? E verso che cosa desidero davvero andare?

Forse scoprirai che la strada che stai percorrendo è già quella giusta. Forse ti accorgerai che hai bisogno di cambiare direzione. Oppure comprenderai che, prima ancora di partire, desideri concederti il tempo di scegliere.

Qualunque sia la risposta, ricorda che il Lontano da può darci il coraggio di partire, mentre il Verso può aiutarci a scegliere il viaggio.

E in fondo è proprio questo che mi piace del nostro cammino: la possibilità, ogni giorno, di conoscerci un po’ meglio e di avvicinarci alla vita che desideriamo.

Con l’amore di sempre, dal mio Mondo Buono
Cinzia OverallCoach

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