…ti dà energia o ti toglie energia?

Viviamo immersi in un tessuto invisibile fatto di vibrazioni, frequenze e memorie. Tutto ciò che ci circonda – oggetti, ambienti, parole, suoni, immagini – non è mai neutro. Alcune cose ci sostengono, altre ci logorano lentamente senza che ce ne accorgiamo. Spesso continuiamo a vivere in spazi saturi di storie passate, a circondarci di oggetti appartenuti ad altre epoche della nostra vita, ad ascoltare suoni che non ascoltiamo più davvero. Eppure, tutto questo ci parla, ci influenza, ci modella. Imparare a riconoscere cosa ci “carica” e cosa ci “scarica” significa tornare a vivere in coerenza con noi stessi.

Cosa significa “caricare” o “scaricare” energia

Essere carichi non è sinonimo di iperattività, ma di coerenza. Quando siamo in sintonia con ciò che ci circonda, il nostro campo vitale si espande, i chakra funzionano come centrali armoniche, il respiro si fa più profondo e la mente più chiara. Le vibrazioni elevate – come quelle generate dalla gioia, dalla pace o dalla gratitudine – creano una risonanza tra cuore e cervello, rafforzando i processi vitali e il sistema immunitario. Il corpo lavora in equilibrio, l’energia fluisce liberamente e ci sentiamo nutriti, presenti, vivi.

Al contrario, quando le vibrazioni si abbassano, il campo energetico si contrae, si sfilaccia, i centri energetici rallentano, il respiro si accorcia e la mente si appanna. Emozioni stagnanti o ambienti dissonanti ci fanno entrare in una modalità di compensazione costante: il corpo consuma energia solo per mantenere la sopravvivenza di base. Anche il sistema immunitario ne risente: lo stress cronico alza il cortisolo, riduce le difese e genera una sensazione di stanchezza sottile che, a lungo andare, diventa il sottofondo di ogni giornata. Non è questione di “pensiero positivo”, ma di risonanza reale: quando viviamo circondati da frequenze che non sono più in sintonia con noi, il nostro organismo ne porta il peso.

Le memorie silenziose della casa

La casa è spesso il primo luogo dove questa dinamica si manifesta. Ogni oggetto porta con sé una storia e una vibrazione. Ciò che era giusto ieri può non risuonare più oggi. Un vestito appartenuto a un amore passato, un regalo legato a una relazione difficile, una tazza di un periodo doloroso… molti oggetti rimangono nei nostri spazi come stanze energetiche chiuse, luoghi interiori che non frequentiamo più ma che continuano a occupare spazio e a trattenere energia. Lo stesso vale per le fotografie: alcune funzionano come veri e propri cordoni energetici attivi. Guardarle può suscitare una sensazione di contrazione profonda, anche se la mente non comprende subito il perché.

A volte, oggetti apparentemente “innocui” possono fungere da porte socchiuse su legami che non ci appartengono più. Non si tratta di demonizzare, ma di riconoscere. Il corpo, se ascoltato con sincerità, ci dice sempre la verità: basta osservare la postura, il respiro, il battito quando ci avviciniamo a qualcosa. Ciò che ci nutre ci fa espandere; ciò che ci scarica crea una piccola chiusura interna, sottile ma inequivocabile.

Le impronte energetiche dei luoghi

Anche i luoghi hanno una memoria. Le pareti ricordano, i pavimenti raccontano. Se la casa è appartenuta ad antenati poco amati, o a persone che hanno vissuto conflitti e dolori irrisolti, è possibile che queste tracce continuino a vibrare nello spazio come un’eco persistente. Non è questione di “presenze” nel senso spettacolare del termine, ma di frequenze emotive non risolte che restano impresse nel campo morfico del luogo. Chi vi abita oggi, anche senza conoscerne la storia, entra in relazione con queste memorie e può percepirne gli effetti: zone della casa dove nessuno ama sostare, tensioni che si accendono sempre nelle stesse stanze, sensazione di non sentirsi pienamente radicati.

Alcune abitazioni, inoltre, sorgono su terreni che portano memorie collettive intense: ex cimiteri, campi di battaglia, ospedali, manicomi. Questi luoghi hanno spesso un campo vibratorio denso, pesante, o al contrario iperattivo, come un rumore di fondo costante. Le persone che vi abitano possono manifestare stanchezza cronica, disturbi del sonno o stati emotivi che sembrano “non appartenere” alla propria storia. Non si tratta di spaventarsi, ma di riconoscere la realtà sottile dei luoghi e portare consapevolezza e luce dove per troppo tempo è rimasta solo eco.

Una casa può essere “ripulita” energeticamente così come si apre una finestra: luce, aria, presenza. Camminare lentamente in ogni stanza ascoltando il corpo, portare suoni, incensi naturali, preghiere, Reiki, intenzioni chiare: tutto questo trasforma il campo. Non è necessario compiere rituali complicati, basta abitare con coscienza e dichiarare, con amore: “Ora questo spazio è casa mia. Qui porto la mia luce.”

Parole, campo morfico e vibrazioni invisibili

Ogni ambiente ha una memoria collettiva che si accumula nel tempo: litigi ripetuti in una stanza, abitudini emotive ricorrenti, parole dette e non dette. Le parole scritte – biglietti, quaderni, lettere – sono veri contenitori di energia. Alcune ancorano stati positivi, altre mantengono vivo un eco di pensieri passati che non hanno più ragione di restare. Leggere vecchi scritti con presenza può rivelare quanto un semplice foglio di carta possa nutrire o scaricare.

Anche i suoni e gli odori fanno parte di questo tessuto vibratorio invisibile. Ci sono musiche che ci ricaricano e altre che ci consumano senza che ce ne accorgiamo. Non è solo una questione estetica: alcune frequenze stimolano il sistema nervoso simpatico, mantenendoci in uno stato di allerta sottile, mentre altre favoriscono il rilascio e la rigenerazione. A volte non è la musica in sé, ma il sottofondo costante – il ronzio di un frigorifero, un neon, la TV accesa senza attenzione – a drenare lentamente la nostra energia. Anche gli odori sintetici possono stimolare in modo artificiale lasciando una scia di stanchezza, mentre quelli naturali, come oli essenziali puri, legno, lana grezza o carta antica, dialogano con il sistema limbico e possono diventare alleati potenti.

I materiali che tocchiamo ogni giorno contribuiscono alla nostra risonanza interna. Il legno, il lino, la lana respirano e ci nutrono; la plastica o i metalli industriali creano spesso ambienti “insonorizzati” a livello sottile. Basta toccare due superfici diverse a occhi chiusi per accorgersi di quanto il corpo percepisca, anche quando la mente non elabora.

Come riconoscere ciò che risuona oggi

Il corpo è lo strumento più preciso per leggere queste risonanze. Un modo semplice e immediato è il test chinesiologico dell’oscillazione (avanti e indietro): in piedi, rilassati, con l’oggetto, la fotografia o la parola tra le mani, ci si concentra un attimo e si osserva come il corpo si muove spontaneamente. Se si inclina in avanti, significa espansione e coerenza; se indietro, contrazione e dissonanza. È un metodo sottile ma estremamente preciso, utile per verificare periodicamente cosa appartiene davvero al nostro presente e cosa, invece, continua a drenare energia senza che ce ne accorgiamo.

La liberazione gentile

Quando riconosciamo ciò che non ci nutre più, possiamo lasciarlo andare con gratitudine. Non servono gesti bruschi né negazioni: è un atto di amore verso se stessi e verso la storia che quegli oggetti, parole o immagini hanno rappresentato. Ringraziare, chiudere con grazia, accompagnare fuori dal nostro spazio ciò che ha concluso il suo ciclo. In questo gesto semplice e sacro si libera spazio per il nuovo, si alleggerisce il campo e si ristabilisce una risonanza più vera con chi siamo ora.

Imparare a distinguere ciò che ci ricarica da ciò che ci scarica è un cammino di ascolto. Non si tratta di eliminare per paura, ma di scegliere con amore. Ogni oggetto, ogni suono, ogni parola può diventare un alleato o un piccolo ladro silenzioso di energia. Tornare a circondarsi solo di ciò che risuona con il presente significa riportare coerenza nei nostri spazi interiori ed esteriori. Significa abitare la vita, finalmente, con tutta la nostra luce.

Ora che hai letto tutto questo, fermati un istante. Guarda intorno a te.
I luoghi che abiti, gli oggetti che ti accompagnano, le parole che restano sulle pareti… ti ricaricano o ti consumano?

Con amore Cinzia OverallCoach

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